Cono

Posted: gennaio 26, 2012 in Who am I?
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Un giorno, a 13 anni, mangiavo un cono nel sole.

  E ho chiesto a mio padre: Ma che senso ha la vita? Nasci, studi, lavori, vai in pensione, muori. Che turbamento dolce. A ripensarci. Studio-lavoro: un bellissimo connubio che sembrava vero. Naturale come pioggia-umido e Chopin-pianoforte.  Lavoro-pensione. Un’altra coppia gemella. Con guanti scontati e fazzoletti identici. Tutto questo prima che il mondo si rovesciasse.

Avere tredici anni è brutto per tutti. Anche il gelato sembrava eterno. E io non volevo vivere così. Ma mio padre ritrasse il collo: “Che stupidaggine, la vita è ben altro che questo. E l’amore? Dove lo metti l’amore?” Aveva il gelato sul colletto, lo ricordo benissimo. Solo lui poteva dire una cosa così senza cadere nel ridicolo. Perchè il melenso è solo un abuso della realtà. E se la sai usare così bene, non devi avere paura mai.

E siamo a oggi. Quando non sai se tutto il tempo, le energie, il capitale economico che stai investendo servirà mai a qualcosa che non sia finire dietro una gelateria. Perchè è buffo quando ci penso. Ma, studio a parte, l’unica cosa sicura, ora, è l’amore. L’unica cosa a cui non avevo pensato.

Kitchen

Posted: gennaio 24, 2012 in Who am I?

I tedeschi non mettono mai l’acqua sul fuoco.

Col bollitore elettrico l’acqua per la pasta è pronta in un minuto. Non hanno tempo da perdere. E chi vuole restare in cucina il meno tempo possibile ha tutta la mia comprensione. La vita è troppo breve. Viva il microonde e il reparto surgelati. Non fumo, non mi drogo e bevo poco, almeno fatemi mangiare male. Però è bella la gente che cucina,che sforna la domenica mattina. E’ come vedere gli orsi che danno la caccia ai salmoni. Uno spettacolo affascinante e esotico. Una cosa che non mi riesce e che non mi stimola il principio di imitazione. Non so dove ho letto: cucinare significa mettere ordine nella propria vita, sapere organizzarsi e saper mettere da parte. Ma è vero anche il contrario. Ci sono persone che trasferiscono la loro vita in cucina proprio per non ripulire il pantano che gli arriva alla gola. Per la loro la vita e l’amore passano da una sottiletta. Mai rifiutargli un biscotto, è un pezzo della loro unghia.

Ho anche un debole per l’uomo ai fornelli. Ma più che per un fattore erotico, è per un dispositivo di necessità. Sennò moriremmo di tramezzini.

Però i dolci mi riescono. Quando mi ricordo il lievito.

Argh

Posted: gennaio 22, 2012 in Oùetquand
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La prossima volta farò così.

Non tollererò più le situazioni seguenti. Non ho voglia di perderci la voce e il senno.

  1. Sentire un americano dire, di nuovo, manoiviabbiamosalvatoilculo. 
  2. Sentire un mezzo sfigato dire: Per forza sono single, mica ho il portafoglio gonfio e la Maseratti io (che sembri Gargamella svolgerà un qualche ruolo?)
  3. Sentire una capra che parla di etica e morale senza nemmeno conoscerne il significato: E allora? L’eutanasia c’è in paesi civilissimi? Se gli altri paesi vanno in malora, non voglio che ci vada anche l’Italia (Svizzera e Olanda, com’è noto, sono in rovina, Italia va a gonfissime vele)

Quando parlare non serve, perché chi hai di fronte non è in grado di formulare concetti che non siano dogmi, mi ispirerò a lui.

Wow

Posted: gennaio 20, 2012 in Starlainberlin
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Sono come Berlino, povera ma sexy.

Così ha detto Klaus Wowereit, il sindaco, che già il cognome dice tutto. Il primo leader a dischiararsi omosessuale in Germania: Ich bin schwul und das ist auch gut so! Non c’è una città più gay friendly di Berlino. Da qui l’apertura mentale dei berlinesi. E’ molto facile crescere un bambino così. Basta solo fargli passare tutto l’altro da noi in modo spontaneo, senza insistenze. A dieci anni ero ad Amsterdam e ho visto un trans. Non sapevo bene cos’era un trans, ma è questo il bello. Al sole di mezzogiorno girava per le strade un uomo ben vestito con il tacco 12 e le gambe con peli duri e neri. L’ho guardato e mi è sembrato esattamente quello che era, nè più ne meno. Non ricordo cosa mi avranno detto i miei, ma immagino qualcosa di molto semplice e spontaneo, com’è sempre stato il loro modo di approcciarsi alle cose. Avranno detto, è un uomo che si sente donna, o gli piace vestirsi così, ma senza risatine o punte di giudizio né applausi. Il fatto asciutto, senza compiacimenti nè critica. E’ l’educazione migliore.

Heroes

Posted: gennaio 19, 2012 in Oùetquand
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Voglio essere anch’io un eroe al telefono.

Adesso chiamo Israele. E gli urlo di smetterla con quelle bombe, cazzo!

E poi chiamo anche la Cina, magari con skype,  e intimo: rilasciate tutti i tibetani, e subito, cazzo! 

E telefono anche a Al Qaeda: risalite tutti sui cammelli, cazzo! 

Per chi non ha abbastanza eroismo, ci sono sempre gli sms impavidi: Cosentino xké 6 ancora qui, in cella, sbt, cz!

Il bisogno di figure eroiche è così infantile che mi sconcerta. Lo so che è catartico e consolatorio crearsi dei miti alla portata di tutti ma i poster della cameretta dovrebbe essere già scollati da un pezzo. Dire di qualcuno: è un’ottima persona, meglio di così non poteva fare non mi sembra poco.

Un giorno

Posted: gennaio 19, 2012 in unpòpiùingiù
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Alle 9 di mattina è troppo presto per essere ubriachi.

Ma di fronte a me ho un eroe. Ubriaco fino ai capelli, con un piede dietro l’altro a fatica, curvo d’alcool, si dirige verso un bidone della raccolta del vetro e, traballando, ci infila la bottiglia vuota. L’eroe di Livorno. Quell’uomo avrà anche perso la dignità, ma il senso civico mai.

Sono in clinica. L’infermiere che sembra Jack Sparrow avverte: toglietevi tutto l’oro, i gioielli, le collane, gli orecchini. Un pirata non saprebbe fare meglio. Ma la donna alla mia destra  fa: Io, la fede, non me la levo.  Quanta virtù concentrata su una sola poltrona. Altro che Pamela di Richardson, abbiamo la nuova Clarissa qui, in corsia. Credo che abbia fatto sue le parole della Tourvel: Se ci sono piaceri più intensi, non voglio conoscerli.

Oggi ho contato 1 televisore e 1 divano sfondato con le rose che mi ricorda tanto quello che avevo nel mio monolocale a Venezia. Quello che faceva da letto, divano e da appendiabiti. Lo spazio era quello che era. E così si torna sempre a Venezia.

Seneca: Il male è senza rimedio quando i vizi si sono trasformati in costume.

Dipendenze (rip)

Posted: gennaio 19, 2012 in Amore
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Annientarsi per l’altro è tipico femminile. Anche se l’altro non ce l’ha mai chiesto.

L’amore non è una missione militare. Non servono eroi nè sacrifici. Anche se le mine nascoste non si vedono.

Ci sono donne che EMR chiama pollo surgelato: sono quelle che vivono, di propria spontanea volontà, del riflesso del loro uomo. Sono realizzate se lui ha successo,  fallite se lui perde. Più frequente nelle generazioni passate, non è ancora un fenomeno scomparso. Alcune di loro tralasciano ogni aspetto della loro vita precedente credendo così di meritare in pieno l’amore di lui: ma lui non sa che farsene di un cuore ripieno di nulla.Queste donne, alla prima crepa, si guardano intorno più delle altre: perché se l’uomo è il riflesso della loro autostima e proprio questa vien meno, ecco che l’illusione di aver sacrificato tutta la propria vita per uno che non vale poi la pena , diventa una colpa devastante.

Non c’è che da scoprire il lato divertente dell’amore e mandare a fanculo tutto il resto.

U-Bahn

Posted: gennaio 18, 2012 in Starlainberlin

Straforo (ripostato)

Posted: gennaio 17, 2012 in Who am I?

Io ci sono sempre quando capita.

Sono lì, testimone dei cicli esistenziali, osservo la felicità e la sorpresa e le registro. Lui o lei lo sanno e ne sono sconcertati: certo sono felici della mia presenza ma, da una parte, avrebbero preferito qualcun altro. Non che non mi vogliano, ma sono la seconda, a volte la terza, scelta. Io sono lì, e vedo la loro felicità di straforo. E’ un altro quello che fermano per strada. E se non ci scolla dal ruolo. L’amica di, la ragazza di, quella che era con, quella che è venuta dopo di. Mi sorridono e pensano: chissà se ci fosse stato un altro, quell’ altro. Ma ci sono io e sorrido.Testimone di straforo.

Sempre fuori posto.

L’alienitudine (so che non esiste) per la prima volta è a dieci anni. Ma è dai dodici che è stato un costante  crescendo. Solo due anni fa un’isola non di felicità, ma di senso. E ora rieccomi qui, di nuovo, seduta sugli spalti. Ma non sgomito mica, non ho il polso allenato.

 
 

Quiet

Posted: gennaio 16, 2012 in Oùetquand
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D’Antin si era disperato troppo presto.

Ma meno male che la fortuna aveva smesso di girare per lui. Le riflessioni fatte nei momenti di disperazione, scrive nel suo journal intime nel 1707, sono materiale per costruire un giorno un buon edificio. Piangete, dunque. Il dolore é conoscenza: si diventa saggi solo a colpi di sfortuna. Non è una novità ma c’è molto di più. Si acquisisce quel NIHIL MIRARE che ero proprio dell’imperturbabilità del dandy. Senza arrivare ai livelli di Henri de Marsay ( in Balzac, freddo e impassibile nella stanza bianca bagnata del sangue dell’amante) mantenere una calma tranquillità è un esercizio che si impara a colpi di bastonate. Come diceva Machiavelli: il mondo è degli spiriti freddi. Più farai il giro di idee, di facce e di storie e più avrai un esprit imperturabile. Un’ armatura per essere invulnerabile. Questo, almeno, è quello che speri. La calma è del saggio così come l’equilibrio, e questo è un fatto che si ha con l’esperienza. Ma c’è dell’altro: il calmo è colui che ha conosciuto troppo. E che è troppo disgustato per agitarsi. Così non gli resta che il piacere catastematico, il piacere libero dal dolore. Il tumulto dei sensi ha fatto il suo tempo.

L’ideale sarebbe un tumulto all’anno con relativo piacere catastematico infrasettimanale.