Un giorno, a 13 anni, mangiavo un cono nel sole.
E ho chiesto a mio padre: Ma che senso ha la vita? Nasci, studi, lavori, vai in pensione, muori. Che turbamento dolce. A ripensarci. Studio-lavoro: un bellissimo connubio che sembrava vero. Naturale come pioggia-umido e Chopin-pianoforte. Lavoro-pensione. Un’altra coppia gemella. Con guanti scontati e fazzoletti identici. Tutto questo prima che il mondo si rovesciasse.
Avere tredici anni è brutto per tutti. Anche il gelato sembrava eterno. E io non volevo vivere così. Ma mio padre ritrasse il collo: “Che stupidaggine, la vita è ben altro che questo. E l’amore? Dove lo metti l’amore?” Aveva il gelato sul colletto, lo ricordo benissimo. Solo lui poteva dire una cosa così senza cadere nel ridicolo. Perchè il melenso è solo un abuso della realtà. E se la sai usare così bene, non devi avere paura mai.
E siamo a oggi. Quando non sai se tutto il tempo, le energie, il capitale economico che stai investendo servirà mai a qualcosa che non sia finire dietro una gelateria. Perchè è buffo quando ci penso. Ma, studio a parte, l’unica cosa sicura, ora, è l’amore. L’unica cosa a cui non avevo pensato.








