Wow

Posted: gennaio 20, 2012 in Starlainberlin
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Sono come Berlino, povera ma sexy.

Così ha detto Klaus Wowereit, il sindaco, che già il cognome dice tutto. Il primo leader a dischiararsi omosessuale in Germania: Ich bin schwul und das ist auch gut so! Non c’è una città più gay friendly di Berlino. Da qui l’apertura mentale dei berlinesi. E’ molto facile crescere un bambino così. Basta solo fargli passare tutto l’altro da noi in modo spontaneo, senza insistenze. A dieci anni ero ad Amsterdam e ho visto un trans. Non sapevo bene cos’era un trans, ma è questo il bello. Al sole di mezzogiorno girava per le strade un uomo ben vestito con il tacco 12 e le gambe con peli duri e neri. L’ho guardato e mi è sembrato esattamente quello che era, nè più ne meno. Non ricordo cosa mi avranno detto i miei, ma immagino qualcosa di molto semplice e spontaneo, com’è sempre stato il loro modo di approcciarsi alle cose. Avranno detto, è un uomo che si sente donna, o gli piace vestirsi così, ma senza risatine o punte di giudizio né applausi. Il fatto asciutto, senza compiacimenti nè critica. E’ l’educazione migliore.

Commenti
  1. Antonio scrive:

    Direi beata te che hai avuto genitori così aperti mentalmente: l’Italia è il paese del pregiudizio, soprattutto sessuale, e questo passa sostanzialmente attraverso il cattolicesimo spinto che caratterizza la penisola.
    Sono convinto, tuttavia, che col tempo questo modo di pensare verrà pensionato da nuove generazioni sempre meno legate ad una falsa e decrepita retorica perbenista ed ipocrita.
    La cultura del diverso e del diverso è bello ugualmente/è normale non è facile da acquisire, soprattutto se si è ricevuta un’educazione lacunosa, classista, oscurantista, omofoba, xenofoba e via dicendo.
    Forse l’immigrazione di questi ultimi anni riuscirà a rompere qualche schema ed aprire un varco, prima o poi, Lega permettendo.
    In questo… il profondo nord è ancora paurosamente indietro (con rari casi, ahimè, che vanno nella direzione contraria).

    • Starla scrive:

      Sarà che ho avuto un’educazione protestante, anche se entrambi i miei genitori ne hanno ricevuto una più che cattolica.
      Non sono molto fiduciosa, invece, nell’avvenire, ma io non lo sono mai. Il profondo Nord, dici tu? Da quel che so del profondo centro e da quel che mi dicono del profondo Sud direi che è una caratteristica nazionale

  2. Antonio scrive:

    Zizi, è un problema di tutta l’Italia, ma qui sopra abbiamo pure la Lega, che a livello mentale è ferma al medioevo.
    Aggiungici Chiesa, evasione e tutte le altre belle cose che ci contraddistinguono e…
    … e che cacchio, adesso non sono più ottimista come prima!
    Mannaggia te : )

    • Starla scrive:

      Se mi parli delle campagne, non è che qui le cose siano molto più evolute. Ma se pensi a Padova, Venezia, Verona la situazione si fa abbastanza diversa.

      • Starla scrive:

        Dici che sono contagiosa? Ma il mio non è cinismo, è disincanto.

      • Antonio scrive:

        Diciamo che più ti allontani dalla cultura e dai luoghi della cultura… più e facile cadere in idee preistoriche.
        Non è un assioma, ma generalmente è così.

      • Starla scrive:

        Io sostengo che ricevere un’educazione protestante (dove la cultura, il libro, la lettura sono centrali) faccia la differenza. Non nel senso attivo del termine, si può essere perfettamente atei, ma la cultura che si riceve da piccoli, anche se poi la rifiutiamo, in qualche modo ti plasma. E se un bambino “nordico” riceve un’educazione che è fondata su responsabilità e libertà (odio gli slogan ma è per sintetizzare) non potrà che fargli del bene. Quella cattolica di responsabilità non ha la minima traccia. C’è il giudizio, il pentimento e il perdono. Tutta un’altra cosa.

  3. I bambini accettano con disarmante semplicita` molti fatti su cui noi adulti ci avvitiamo in ragionamenti senza fine.
    Io poi non capisco molto il senso delle dichiarazioni pubbliche sulla propria sessualita`. Francamente poco mi interessa di come un amministratore o un mio vicino di autobus, scrivania, fila in auto, si sollazzi sotto alle lenzuola. Sara` che io sono particolarmente riservato.

    Un mio amico sostiene pero `che tanto dell’asettico “politicamente corretto” esibito dai germanici derivi da un pesante senso di colpa.

    • Starla scrive:

      Sono perfettamente d’accordo con te sulla discrezione che si basa sul rispetto di sé e degli altri. Il politically correct, invece, è tutta un’altra cosa e io non lo posso soffrire. Perché presuppone che ciò che va taciuto sia sbagliato, e quindi che sia meglio non nominarlo direttamente.

    • Antonio scrive:

      I bambini accettano perchè privi di pregiudizi: una volta che te li sei costruiti… è difficile superarli.
      Se ad un bambino insegni che omosessuale = male, crescerà con questa credenza.
      Per quanto riguarda i tedeschi… credo sia un fattore più culturale che di senso di colpa: più a nord vai e più la civiltà risulta progredita (e non credo sia un fattore climatico a pesare, se non in microscopica parte).
      Per il resto… mi basu sul principio cristiano “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, sapendo che alla fine siamo tutti esseri umani (come dice E. De Luca, il troppo individualismo è una presunzione, la sottolineatura esasperata di differenze tra noi trascurabili).

      • Starla scrive:

        Una volta ho visto un documentario a cui si chiedeva ai tedeschi se erano orgogliosi di esserlo. Nessuno sopra i 25 anni osava dire di sì.

  4. Antonio scrive:

    Si portano ancora dietro un fardello pesantissimo.
    Il problema degli italiani è che non hanno fatto quello che hanno fatto i tedeschi (se non in piccolissima parte), ma se chiedi loro se sono orgogliosi di essere italiani… neppure quelli sotto i 25 ti diranno di si.
    Il trota forse sarà orgoglioso di essere padano…

    • Starla scrive:

      Il problema degli italiani è che non si sono presi le loro responsabilità ( e si ritorna a questo concetto), non hanno attraversato il processo di mea-culpa necessario!Mentre i tedeschi si sono interrogati per generazioni su “come è stato possibile tutto questo”. Altro che italiani brava gente: i fascisti non si sono fatti mancare stragi e deportazioni e un bell’eccidio in Etiopia.

      • Antonio scrive:

        Secondo me l’italiano non si sente tanto italiano.
        L’unità d’Italia è sulle carte ed i libri di sotria, ma non la sentiamo veramente nostra.
        Centinaia d’anni di dominazioni straniere hanno frammentato il nostro paese sia a livello geografico che culturale.
        Senza contare che il DNA dell’italiota è quello del “meglio a te che a me”, del “vita mea mors tua” e del pugnale nella schiena, tranne ai mondiali di calcio.
        Non solo non abbiamo mai fatto mea culpa di niente, ma non abbiamo fatto nessuna rivoluzione!

      • Starla scrive:

        L’italiano si sente prima bolognese poi emiliano e poi italiano (forse). Sì, è proprio così. Non è mai esistito il concetto di nazione tradotto in realtà mentre la Francia è nazione già dal 1500. Tranne quando ci sono i mondiali.

  5. Antonio scrive:

    Io sostengo che ricevere un’educazione protestante (dove la cultura, il libro, la lettura sono centrali) faccia la differenza. Non nel senso attivo del termine, si può essere perfettamente atei, ma la cultura che si riceve da piccoli, anche se poi la rifiutiamo, in qualche modo ti plasma. E se un bambino “nordico” riceve un’educazione che è fondata su responsabilità e libertà (odio gli slogan ma è per sintetizzare) non potrà che fargli del bene. Quella cattolica di responsabilità non ha la minima traccia. C’è il giudizio, il pentimento e il perdono. Tutta un’altra cosa.

    Io sono cresciuto con una classica educazione cattolica, ho fatto il grest, l’acr, l’acg e l’animatore.
    Gli insegnamenti che ho ricevuto li reputo quasi tutti ottimi, ottimi perchè in realtà non legati alla religione bensì all’uomo e al vivere civile e morale.
    Poi la scuola ha fatto la differenza ed il rigore scientifico mi ha fatto abbandonare le idee religiose (ed in ogni caso non avevo fede, quindi…).
    Devo ringraziare i miei genitori per l’educazione che mi hanno dato (soprattutto ho la fortuna di avere un padre docente universitario), ma loro mi hanno soltanto fornito le basi, il resto l’ho sviluppato io in autonomia, libero di sbagliare e di cambiare idee (pensare che c’è pure stato un momento della mia adolescenza in cui ho follemente pensato che Berlusconi potesse essere la medicina per l’Italia).
    Credo che la cultura in senso lato faccia sempre e comunque la differenza, così come l’educazione che si riceve da bambini.

    • Starla scrive:

      E sono contenta. Io non parlo dell’educazione individuale, non mi permetterei, ma nel senso collettivo. Perchè penso che i figli non siano solo figli dei genitori ma, soprattutto, figli della società. E quella nordica, che ha fatto il senso civico uno stile di vita, ha centrato l’obiettivo. E credo che c’entri in qualche modo la cultura protestante (che ti responsabilizza fin da piccolo)Ma questa è solo una mia opinione. Dicevi, però, in un altro post, che la tua famiglia non aveva una mentalità molto aperta verso la sfera sessuale. Io ricordo ancora una madre valdese che gridava al figlio adolescente sulle scale: Ma li hai presi i preservativi?

  6. Antonio scrive:

    In realtà i miei non mi hanno praticamente mai parlato di sesso, lo hanno sempre percepito come taboo, e ancor’oggi è così.
    Si può anche parlare di preservativi, ma si percepisce una “tensione” nelle parole che ti fa pensare “me lo stanno dicendo ma vorrebbero essere muti”.
    Da questo punto di vista loro sono perfetti eredi della cultura cattolica più oscurantista, quella per cui se non parli di una cosa… non esiste, tuttavia… non mi hanno mai vietato nulla e mi hanno lasciato fare le mie esperienze in tranquillità, cosa che ho molto apprezzato (forse perchè mio papà è un “illuminato dalla cultura”).
    E’ probabile che il nord sia più disinibito sessualmente anche per una questione religiosa, credo tu abbia ragione, quello tuttavia che mi fa specie è che la sessualità debba per forza fare il paio con la religione.
    Quando impareremo a lasciare le 2 cose su 2 piani distaccati… sarà un gran giorno!

    • Starla scrive:

      I miei,invece, all’opposto. Il concetto di peccato semplicemente non esiste. Sulla sessualità legata alla religione ( ma nel senso più ampio, al potere) sto leggendo ora La volontà di sapere di Foucault.

      • Antonio scrive:

        Beata te…
        Il libro di Foucault è nella mia biblioteca, prima o poi lo leggerò, anche se non riesco più a leggere tanto come una volta (per vari motivi).
        Resto un fedele amante del classico (soprattutto i russi, ma anche i francesi): ogni volta che leggo qualcosa di diverso… poi ho bisogno di ritornare a “casa” per lunghi periodi.
        Attualmente mi sto cimentando con l’ultima fatica di Falubert, un libro praticamente sconociuto ai più, Bouvard e Pécuchet.

      • Starla scrive:

        Chi legge avrà sempre la mia stima. Soprattutto chi non legge (solo) cazzate.
        Foucault è facile da leggere, è molto ripetitivo quindi quelle 140 pagine si riassumono in una ventina.

  7. Antonio scrive:

    C’erano tempi in cui un libro del genere l’avrei letto in 2-3 giorni al massimo, ora però… se leggo troppo mi vengono le vertigini.
    Senza contare che ormai ho tempo solo la sera e nei week-end.
    Ad ogni modo, almeno una ventina di minuti al giorno non me li toglie nessuno.
    Forse mi sono fossilizzato da troppi anni sui classici dell’800 (prima leggevo più saggistica), ma quando passi attraverso a capolavori come Delitto e castigo, Anna Karenina, Il lupo della steppa, L’assommoir, Padri e figli, Sangue e arena e compagnia bella… tutto il resto ti pare inferiore (o almeno a me è successo così).
    L’ultimo libro contemporaneo che ho letto è un premio Campiello di alcuni lustri fa, “Di buona famiglia” di Isabella Bossi Fedrigotti, non male ma anni luce dai titoli precedentemente citati…

    • Starla scrive:

      L’Assomoir è il primo Zola che ho letto. Ora sto leggendo Nanà.

      • Antonio scrive:

        L’assommoir è il libro che mi ha introdotto alla letteratura che “conta”.
        Avrei dovuto leggerlo in francese durante l’estate alla fine della terza liceo; a quel tempo non ero un gran lettore, anzi, e la cosa mi suobava davvero male.
        Mio papà mi suggerì di leggerlo almeno in italiano, e così feci (anche se di malavoglia).
        Ebbene, da quel momento si aprì un universo che fino a quel momento avevo pressochè ignorato (ero un lettore sporadico e non particolarmente impegnato).
        Divorai i vari Nanà, Germinal, L’argent, Pot bouille e via dicendo.
        Insomma, ho letto circa i 3/4 del ciclo dei Rougon-Macquart di Zola (20 libri, un vero albero genealogico) + Thérèse Raquin, Madeleine Férat e I misteri di Marsiglia (tanto per fare un paragone… quest’ultimo imho massacra il nostro presunto capolavoro, I promessi sposi, sotto ogni punto di vista).
        Zola m’introdusse a Falubert, Hugo, Sand, Huysmans, Stendhal che a loro volta mi portarono a Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev, Gogol e poi Goethe, Hesse, Wilde, le sorelle Bronte, Austen, Henry James e un turbine che ormai mi accompagna da quegl’anni…

      • Starla scrive:

        Curriculum eccezionale :)

  8. Antonio scrive:

    Assie : )

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