Un giorno, a 13 anni, mangiavo un cono nel sole.
E ho chiesto a mio padre: Ma che senso ha la vita? Nasci, studi, lavori, vai in pensione, muori. Che turbamento dolce. A ripensarci. Studio-lavoro: un bellissimo connubio che sembrava vero. Naturale come pioggia-umido e Chopin-pianoforte. Lavoro-pensione. Un’altra coppia gemella. Con guanti scontati e fazzoletti identici. Tutto questo prima che il mondo si rovesciasse.
Avere tredici anni è brutto per tutti. Anche il gelato sembrava eterno. E io non volevo vivere così. Ma mio padre ritrasse il collo: “Che stupidaggine, la vita è ben altro che questo. E l’amore? Dove lo metti l’amore?” Aveva il gelato sul colletto, lo ricordo benissimo. Solo lui poteva dire una cosa così senza cadere nel ridicolo. Perchè il melenso è solo un abuso della realtà. E se la sai usare così bene, non devi avere paura mai.
E siamo a oggi. Quando non sai se tutto il tempo, le energie, il capitale economico che stai investendo servirà mai a qualcosa che non sia finire dietro una gelateria. Perchè è buffo quando ci penso. Ma, studio a parte, l’unica cosa sicura, ora, è l’amore. L’unica cosa a cui non avevo pensato.

Gli Alphaville dicevano che è difficle invecchiare senza una ragione, uno scopo.
Ma quante persone possono dire di avere anche un solo scopo nella vita?
Lo chiedo spesso e altrettanto spesso non ricevo una risposta.
A volte pensare fa paura, si possono scoprire certi vuoti sconfinati…
Di questi tempi il lavoro sembra diventato lo scopo di vita di ogni giovane (e anche meno), ma è giusto che sia così.
Ci son stati tempi in cui l’Italia non era tale e nulla era fondato sul lavoro, almeno sul lavoro inteso nel senso comune odierno.
Ci son stati tempi in cui gli uomini andavano egregiamente avanti coltivando il proprio orto e mungendo la propria vacca; certo, non c’erano PC, iPod, televisioni, auto, aerei, giornali, una mazza insomma, eppure siamo sopravvissuti.
Anzi, i pensieri più illuminati e profondi hanno prosperato nella pevertà e nella mancanza.
Ora che viviamo di Grande fratello e di clacio la massima aspirazione giovanile sembra essere la velina o il calciatore, gran bei lavori a detta di molti, soldi, fama ricchezza, un circolo infinito.
Si studia e si lavora… si studia e si lavora?
Ormai si fatica a studiare e ancor più a lavorare, ma a quale scopo studiamo e lavoriamo, per ingrassare questa economia malata, oppure per studiare modi sempre più complessi di spendere i soldi affinchè qualcuno possa comprarsi un panfilo da 20 metri?
Non ci resta che l’amore, forse, ma amore per chi, o per cosa?
Quando tutto sembra andare a puttane… torno ai miei libri, e li trovo quasi tutto, QUASI.
Sono i libri e quel QUASI a farmi andare avanti ogni giorno.
L’amore fa parte del quasi?
Forse.
Il punto è che a fino a non molti anni il binomio 1.studio e quindi lavorerò e 2.dopo il lavoro avrò una pensione erano talmente scontati da annoiare un’adolescente piena di brufoli e di ansie. E ora, con un po’ meno brufoli ma con le ansie triplicate, rivorrei (come tutti) queste sicurezze che in altre parti d’Europa si chiamano diritti.
E chi non rivorrebbe queste certezze…
Qualcuno però ci ha marciato sopra e adesso nada.
Qualcosa si è rotto, si deve ripensare il sistema Stato sotto diversi punti di vista, senza contare che gli aspetti storici ed etnografici degli ultimi anni hanno alterato pesantemente equilibri che sembravano appunto immutabili.
L’unica cosa che possiamo fare è votare i migliori (o i meno peggio).
Ma chi sono i meno peggio? Per chi dovremo turarci il naso? A nessuno l’ardua sentenza.
Questa è una tua cosa personale.
Le mie idee pendono verso il lato del “diavolo”, ma non c’è un partito che rappresenti in toto le mie idee.
Una cosa però è sicura: so per chi non votare!
Magari fosse solo una cosa mia personale Antonio.
Chi non votare l’ho sempre saputo….credo.
Se vai a chiedere a Zilvio chi sono i peggio… ti risponderà i comunisti.
Se lo vai a chiedere a loro ti diranno Zilvio.
Io sto con questi ultimi, il problema è che non c’è una singola persona in parlamento per la quale metterei la mano sul fuoco.
Anche i più “bravi” hanno qualcosa da farsi perdonare.
E per i giovani non c’è mai spazio (a meno che tu non ti voglia sporcare o “prostituire”).
A volte verrebbe da non votare per ripicca, ma se tu non ti occupi di politica… la politica si occupa comunque di te.
Ho conosciuto di persona (nel senso di frequentato, non che gli ho stretto la mano a un convegno o roba così) un paio di politici di “pseudosinistra”. Mi è bastato per sviluppare una forte nausea nei confronti della loro categoria. Detto questo ho sempre votato a sinistra. Ma se ci fossi una destra come c’è in certi paesi del Nord Europa ( e ovvio che non mi riferisco a quella xenofoba) non avrei problemi a votarla. Tanto in Italia la sinistra, degna di questo nome, semplicemente non c’è.
Diciamo che mi piacciono certe idee che in genere tendono a connotare la sinistra; le persone passano, le idee restano.
Potrei tranquillamente sopportare governi di destra, ma quella berlusconiana non è destra, e neppure centro, è l’ex partito repubblicano portato all’ennesima potenza dalla TV.
Ci sono alcuni valori di destra che condivido e trovo giusti, altri mi fanno paura; in generale penso che la redistribuzione del reddito sia la chiave per una società equa e tendenzialmente felice, il che cozza pesantemente col capitalismo immorale di questi tempi.
Non so che dire, preferisco filosofeggiare : )
Una delle cose di cui son felice di andare a Berlino è che non vedrò più un TG italiano!