Sangue e ghiaccio.
Non c’è molto altro da fare in questi giorni. Sotto gli stivali e contro la mia guancia. Aspetto. Le strade ghiacciante hanno perso la loro ora. Non aspetto la primavera perchè non so dove sarò. Quanto a me, torno a casa e, per ora, aspetto. Aspettare sta diventando la mia occupazione principale. Il tempo è veloce quando non glielo si chiede ma si trascina come un vecchio con le ciabatte quando battiamo i pugni. Aspettare con questa neve addosso non mi fa dormire. E i denti pulsano. La maledizione è sempre la stessa. Eterna come la fame: I denti.
Non c’è tortura più grande. Durante un ascesso ho desiderato di morire. Ho sognato di appendermi al porta tende in cucina. Ma non avevo sciarpe. Io non ho mai sciarpe. L’Italia adora soffrire: la madre cattolica adora vedere i suoi figli contorcersi. Il sangue è gioia, il dolore è vita, guarda Gesù come si storce tutto. L’imitatio christi non fa per me, specie quando è del tutto inutile. E il dolore lo è sempre. Cosa pensi che faccia un OKI quando hai un ascesso? E’ come dare un buffetto a un malato di peste. Ci vuole la droga. Legalizzata, legale, sana, quello che vuoi, ma che sia droga. Se sei contrario, non hai mai provato un ascesso di 24 ore. In quel momento, pur di farti passare il dolore, confesseresti di essere il diavolo, sì, di aver demolito le torre gemelle, sì, io, tutto da sola, gliel’ho detto io a Hitler di invadere la Polonia, sìsì, l’ho fatto straripare io l’Arno nel ’66. Tortura e confessione: le tristi gemelle di ogni tempo.
Ma non è che aspetto di guarire, l’ascesso è solo un ricordo, e due denti in meno non mi rovinerà la piazza. Aspetto di sapere: dove e come ritornerò.
Avanti così o rotta nuova?

Oggi le linee guida raccomandano ai medici di adoperare oppioidi forti nei dolori intensi, anche nelle persone non malate di cancro. Ma i medici sono restii a superare quello che è ancora un tabù culturale. Se adesso almeno nei malati di tumore si comincia a adoperare questi farmaci, in tutti gli altri casi questo comportamento non è ancora concepito. E’ del 2010 la legge che permette ai medici di ricettare gli oppioidi come la morfina orale con la semplice ricetta bianca, ma molti medici ancora non lo sanno. Se questa legge fosse venuta fuori prima anch’io mi sarei risparmiato molte inutili sofferenze.
La prossima volta non si ripeterà. Comunque questo retaggio culturale è per forza dipendente dalla cultura cattolica. Non si spiega altrimenti.
Le droghe fanno guadagnare di più se illegali, soprattutto la canapa, la cui demonizzazione risale al governo degli Stati Uniti un’ottantina d’anni fa: le sue mille modalità d’impiego a buon mercato al di fuori del thc “non convengono”. Comunque, quantomeno negli States, ultimamente l’uso della marijuana per finalità mediche è legale se dietro ricetta medica.
Sì, in California, dietro ricetta medica, te la danno. Dubito comunque che qualche canna avrebbe fatto un granché in quel caso.
Fumare a stomaco vuoto porta quasi automaticamente allo svenimento per il calo di pressione, almeno a me. Vedila come un’anestesia poco ortodossa.
Credimi, quella notte dell’ascesso mi sarei tagliata via metà faccia con il coltello. Altro che canne.
Effettivamente non c’è un valido motivo per soffrire se il dolore può essere tolto.
Anzi, da qualche parte ho letto che sopportare stoicamente il dolore fa male (un male che va oltre il dolore del momento).
In Italia mi pare si possa prendere l’Oramorf (con ricetta medica ovviamente), ma la cultura nostrana da questo punto di vista è ancora piuttosto retrograda.
Il dolore serve ad avvertirci che c’è qualcosa che non va nel nostro corpo, quando l’ho capito… l’ho capito, inutile volersi crocefiggere per una missione divina.
E’ retrograda perché cattolica. Le due cose vanno di pari passo. Da qui non mi smuovo. Come disse Lutero, Here I stand; I can do none other. (In realtà disse Hier stehe Ich, Ich kann nicht anders ma non l’avrebbe capito nessuno)
Madre Teresa ne sa(peva) qualcosa. Per quanto riguarda(va) gli altri, almeno.
Oh sì. La grande santa.
Devo comprare “The Missionary Position” di Hitchens…
Pure io. E’ nella lista.
il mal di denti é un incubo ricorrente nei miei sogni notturni. Per fortuna rimane solo tale, non ne ho e mai sofferto e spero di non soffrirne mai. Il dolore forse appartiene alla nostra cultura, ci piace soffrire, siamo un popolo passionario, dove passione ha proprio il significato etimologico di patire, soffrire. Perché mai poi non riesco a capirlo. Voglio una vita priva di patimenti, altrimenti non voglio vivere affatto