Giro di vite_cronache

Posted: febbraio 15, 2012 in Nel centro, unpòpiùingiù, Who am I?
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Alcune persone non impazziscono mai, che vita orribile devono vivere. (Bukowski)

Attenzione a ciò che desideri. Perchè potrebbe avverarsi.

Il 1 febbraio è il nuovo giro di vita. Prima la neve, poi quella telefonata. . Si riparte.  Di nuovo.

Il 20 ottobre 2009 (tre traslochi fa) scrivevo:

“Abito in un monolocale in compagnia di me stessa. Lucy la lucertola è stata tradita dalla troppa curiosità-si è arrampicata fino al cestino della poubelle e non ne è più uscita- Scar è passato ad una vita migliore e Gek il geco ha fatto fagotto da tempo.

Certe notti mi sembra di sentire un gatto tigrato con le zampe storte salire sul letto. Ma non è più stagione di gatti.

Cucino poco perchè non ne ho voglia. In compenso sono una bella lavanderina: olio di gomito in mancanza di quell’elettrodomestico comunemente presente nelle case degli italiani conosciuto come lavatrice.

Lotto ogni notte contro le zanzare e contro i mostri che penso di intravedere sul tetto di fronte e ogni giorno contro le vecie
maleducate del Billa e l’arroganza di chi studia una lingua senza sapere perchè.

Il mio letto è anche il mio divano.
La sedia è anche il mio comodino.
La camera da letto è anche il soggiorno.
Il soggiorno è anche la camera da letto.

La mia vicina di pianerettolo è una pazza che urla di notte in corridoio ma almeno non mi ha mai visto nuda come quelli della finestra di fronte.
Un giorno chiameranno la buoncostume.

Ma sarà troppo tardi. Avrò già fatto fagotto.”

Il 15 luglio 2010 (2 traslochi fa) scrivevo:

“La vita è fatta di birre calde e di lunghe attese, di divani coperti e di riviste stropicciate, di scontrini e di password, di registri e di centrifughe. Il mondo reale significa i chiodi e il martello, le fotocopie e lo scanner, l’abbonamento e il codice fiscale, il brillantante e l’ammorbidente. Ricariche, copie, prese scart, microonde, lancette, viti, chiavi, doppioni, infissi, trapunte,strappi, vetri, plastica e carta. Ma quello che sogniamo è altro.

Vorremmo tutti divertirci come un Satiro. Trasformarci in pioggia d’oro e sedurre Ila, andare a prendere in giro Polifemo, fare il bagno tra le Ondine, dormire insieme ad Argo, vomitare fiori come la ninfa Clori, nascere da una corteccia come Adone, farsi fare le chiavi da Vulcano, andare a prendere lezioni di vita da Sileno, vivere una storia d’amore come quella di Piramo e Tisbe, suonare la siringa con Pan, scappare nei boschi con Eco, disincastrare Milone dal tronco, mangiare le erbe del pescatore Glauco, prepare i filtri d’amore con Circe.

Sì, ho appena traslocato.”

Il 16 marzo 2011 (1 trasloco fa) scrivevo:

“Fare i capricci fa bene alla salute. Lasciarsi andare, fare un po’ capricci con le persone che ami è un’ottima soluzione contro le pressioni psicologiche. Almeno è quello che consiglia TianTian a Coco, nel primo libro di Zhou Weihui. E proprio in questo momento vorrei rotolare su un letto rosa appena fatto, dormire con un vestitino leggero di cotone e ordinare con un sorriso questo e quel dolcetto al mio amato. Invece non c’è tempo. Il trasloco si nutre ancora di tutte le energie, in modo speciale se è il terzo in tre anni. A dire la verità preferirei dormire come in una di quelle domeniche di tre anni fa quando, svogliata e mai contenta, mi chiedevo in continuazione: E adesso cosa faccio?”

Questa volta basta cambiare casa una volta all’anno: facciamo due. Berlino non è che la prima tappa.

I nomadi mi fanno un baffo.

Commenti
  1. Anche io, come ti scrivevo, sono esperto in nomadismo e flessibilità (anche in traslochi). Un po’mi pesa un po’forse sono io che cerco queste situazioni che, alla fine, mi divertono e mi mantengono in forma.
    Mi sono adattato cercando piccoli oggetti e ritualità che mi fanno sentire a casa velocemente quasi ovunque. Una fisarmonica molto piccola, per esempio, che mi segue assiduamente.

    Il discorso dei capricci è ottimo, sempre che chi hai di fronte sia disposto a sopportarli ed assecondarli.

    • Starla scrive:

      Di sicuro chi non cambia mai è più spento, è una questione di stimoli. Chi resta sempre in uno stesso posto non solo non capirà mai nemmeno bene il posto che abita (è come con certi quadri, per capire la tua città fino in fondo te ne devi allontanare per un po’) ma sarà per forza più atrofizzato.

      • Starla scrive:

        “Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza.
        Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo”
        Albert Camus

      • Sì, sono d’accordo. Piuttosto le operazioni di trasloco, psicologicamente, da tre o quattro traslochi a questa parte, mi pesano un po’.

  2. Starla scrive:

    Quelle sono snervanti. Insieme alla burocrazia (residenza, permessi, certificati) e gli allacci per la tv, il telefono, internet. Di questo ho poca voglia.

  3. Giu scrive:

    Benché sia scomparso da altri luoghi, ti leggo sempre. Un saluto qui, mi farò sentire presto via mail.

  4. Antonio scrive:

    Magari a qualcuno piacerebbe anche cambiare, ma ha degli obiettivi importanti che non prevedono la possibilità di tale mutamento.
    C’è poi chi cambia spesso perchè non solo è in fuga dai luoghi della sua vita, ma anche da se stesso.
    C’è anche chi non riesce ad abituarsi a niente e a nessuno, criticando a volte se stesso e a volte gli altri.
    Casa è dove uno si sente felice: c’è chi si sente felice in un posto per sempre e chi ha bisogno di cambiare spesso per sentirsi vivo.
    Chi ha ragione?
    Tutti, l’importante è essere coerenti e sinceri con se stessi.
    Sottolineando che per me la vera differenza la fanno sempre le persone più che le cose o i luoghi.

    • Starla scrive:

      Caro Antonio, non si tratta di avere ragione o torto. Mi riferisco più a quelle persone che “per principio” scelgono la monoradice e i cui viaggi non vanno oltre la crociera con il flamenco. Quelle persone che storcono il naso ai cambiamenti tout court, anche a quelli degli altri. Che quando dici loro che parti ti guardano confuso: Ma perchè? Ecco. A questi gli si è atrofizzato un po’ il cervello. Ed è vero che ho cominciato a cambiar casa, anni fa, quasi contro la mia volontà, per una grande rottura nella mia vita. E da lì non mi sono mai fermata.

      • Antonio scrive:

        Credo che al mondo ci sia spazio un po’ per tutti, quelli che amano viaggiare e quelli che amano restare.
        Dileggiare senza aver provato è, secondo me, inutile e poco produttivo.
        Conosco persone costantemente in moto che non riescono a concepire la loro vita in modo sedentario, altre invece che vedono la propria famiglia come l’intero mondo.
        Credo che gli estremi non siano mai validi a lungo termine, forse affascinanti a breve termine ma controproducenti alla lunga.
        Forse una via di mezzo non c’è, o forse l’ideale sarebbe avere uno stile di vita che permetta di avere una casa fissa nella quale tornare ogni volta che si vuole dopo aver speso anche un lungo periodo lontano da essa.
        Alcune cose, vedi la famiglia, si nutrono principalmente di stabilità (non che non si possa avere una famiglia viaggiante, ma imho i bambini hanno bisogno di punti fermi almeno fino alla maturità), altre necessitano una mobilità che lo stile di vita odierno impedisce troppo spesso.
        Secondo me si dovrebbe viaggiare almeno un mese all’anno, ma questo non sempre è possibile.
        Credo tuttavia che faccia più differenza non il viaggiare fine a se stesso, ma la testa pensante durante il viaggio.
        Spesso i viaggi ed i cambiamenti sono opportunità per cambiare noi stessi, magari per ripartire da zero.
        Ci vuole anche coraggio, cosa che probabilmente a me manca.
        Per fortuna che esistono i libri, in grado di farti viaggiare anche stando immobili!

  5. marco4pres scrive:

    Un bel mash-up :)

    L’idolo del Governo Tecnico…

    • Starla scrive:

      Hai ragione Antonio, non volevo offenderti, anche perchè se penso a un cervello atrofizzato non penso certo a uno che si è leggo l’intero ciclo dei Rougon Macquart. In più, io mi sposto di continuo, è vero, ma non voglio fare la figa, diciamo che è successo e basta. E cerco di coglierne i vantaggi. Gli svantaggi sono proprio le persone. Non ho mai perso nessuno che valesse davvero la pena nei miei spostamenti, ma è comunque difficile mantenere legami solidi e stabili nel quotidiano. Se fossi ricca, avrei una casa a Venezia e una a Berlino e viaggerei tre mesi l’anno. Fantasie.

      • marco4pres scrive:

        Embe’ che c’entro io? È il nuovo numero de “La Starla Enigmistica”?

        Comunque -parafrasando un mio amico- non credo esistano stili di vita “giusti”, solo migliori (preferiti? adatti?) per per quella persona in quel momento o periodo. Quando si è costretti in un verso o nell’altro sono carattere e capacità psicofisica d’adattamento a fare la differenza, credo.

      • Starla scrive:

        Sì, è il nuovo numero, cos’è, te lo sei perso?
        Quello che dici è molto darwiniano: “Non è la specie più forte a sopravvvivere, e nemmeno quella più intelligente ma la specie che risponde meglio al cambiamento” (Darwin)

  6. Antonio scrive:

    Vai tranquilla, non me la sono presa ; )
    Mi piace il tuo entusiasmo e la tua veracità nell’esporre le cose e le idee che ti piacciono e ti appartengono.
    Anch’io a volte ho questi slanci, salvo poi rendermi conto che nell’entusiasmo ho “travolto” involontariamente qualcuno che magari ha preso le mie parole per un’apologia, magari l’unica verità.
    Come dice giustamente anche Marco, non credo ci sia uno stile di vita più giusto degli altri, solo uno più adatto a noi in un particolare momento della vita.
    Magari i sedentari si trasformeranno in viaggiatori e viceversa.
    Un mio carissimo amico ha viaggiato tantissimo dai 25 ai 32 anni, Egitto, Cile, India, Cuba e chi più ne ha più ne metta, poi ha trovato la donna giusta nel posto giusto al momento giusto ed ha messo su famiglia.
    Al contrario, mio cugino si è separato dalla moglie e da uno stile di vista sedentario, e da allora non ha più smesso di viaggiare (e fare escursioni subacquee).
    La vita è molto varia e talvolta ci porta verso direzioni non previste: proprio come dici tu, certe cose succedono e basta.
    Magari queste cose ci portano a scoprire la nostra vera natura, altre volte ci conducono verso un baratro (perchè non tutto finisce sempre in bellezza).
    L’unica cosa di cui mi dispiaccio veramente per te è di non avere mai trovato qualcuno che ti spingesse a non fare quell’ennesimo viaggio, quell’ennesimo cambiamento (o magari qualcuno che lasciasse un segno così forte da condizionare comunque la tua vita in qualche modo).
    Chissà, magari il tuo viaggiare è anche una ricerca… di persone significative…

    • Starla scrive:

      Ma non è proprio così. Anzi, i miei ultimi cambiamenti li ho fatti per e con una persona in particolare che amo molto. Certo, avrei potuto dire di no ogni volta, ma sono contenta di non averlo fatto. Ne ho perse di persone nei miei cambiamenti ma solo quelle che non valevano abbastanza. E in ogni cambiamento ne ho incontrate tante che valevano tantissime. Berlino invece è un’esperienza molto personale.

  7. marco4pres scrive:

    Non volevo suonare così poco romantico.

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