STARLA

Starla è.

Un po’ Dea un po’ Josiane.

Una che pensa che sia sempre meglio agitarsi nel dubbio che riposar nell’errore, come scrive Manzoni, anche se questo finisce spesso per logorarla. Una che torna sempre nel luogo del diletto, anche se questo si sposta nel tempo e nello spazio. Una di sinistra che si veste come una di destra e non fuma come una di centro; una che fa sogni nell’insonnia e colleziona i baci dei morti sulle ginocchia; una che non conta le pecore, ma le chiama per nome; una che preferisce il tanga al tango ma non sa decidersi tra il flauto e la lira. Una che ha un deficit nel number sense; una che, come Robert Lee Frost,  prende la via del bosco meno frequentata e, come Gwynplaine, rende abitabile il precipizio. Una che, in fondo, pensa che alla fine andrà tutto bene e se ora non va bene significa che non è la fine. Una che non ci tiene a essere un pollo scongelato anche se qualche volta ci casca; una che pensa che leoni e gazzelle non possano andare d’accordo ma che possano pur farsi una bella corsa insieme; una che vorrebbe tanto che il ridicolo uccidesse ma che non grida mai O tempora O mores perchè si stava meglio quando si stava peggiorando; una che vede gli autobus come uno spazio dove si deposita la follia del mattino; che, come la pinna delle orche, in cattività  si ammoscia; che smaltisce la tristezza camminando anche se a volte finisce per amplificarla. E’ un eremita che ha bisogno di compagnia, e come, Billy Corgan, le manca quello che non sarà mai; una che ha difficoltà sia con lo stato ipnagogico sia con quello ipnopompico; che odia la mistica del genio artista fuori delle regole e trova che l’arte sia un mestiere più simile a quello dell‘impiegato; una che pensa che in Italia tutti scrivono e nessuno legge mentre la società ideale si fonde sull’esatto opposto. Una che sogna la rosa, il mirto, la mela e il dado ma non la violaciocca; una per cui l’eccesso di cielo in amore è sconveniente. Una che diffida da chi fa due volte vent’anni senza farne mai quaranta. Una a cui piacciono i dettagli più dell’insieme, Giuda si è impiccato a un sambuco: non è vero, ma è bello pensarlo.

3 Scrittori: Murakami Haruki, Zola, Stephen King.

3 Attori/Attrici: Samantha Morton, Joaquin Phoenix, Johnny Depp.

3 FILM: Lanterne Rosse di Zhang Yimou, L’amant di Jean-Jacques Annaud, La regina Margot di Patrice Chéreau.

3 Musicisti: Billy Corgan, Tori Amos, David Bowie.

 

Commenti
  1. Antonio scrive:

    Ehm… francamente non ricordo come abbia raggiunto il tuo blog, fatto sta che l’ho raggiunto e, benchè non sia un accanito lettore di blog (anzi, direi proprio il contrario), devo dire che alcuni dei tuoi pensieri mi hanno davvero intrigato.
    In realtà non so neppure perchè ti sto scrivendo queste cose… o forse lo so.
    Forse perchè mi sento fuori posto proprio come te (direi anche fuori tempo: sarei dovuto nascere 150 anni fa), forse perchè amo alla follia il buon Emilio Zola (che mi ha iniziato alla letteratura “che conta”), forse perchè Johnny mani di forbice è anche uno dei miei attori preferiti, forse perchè Lanterne rosse è una piccola perla che non mi stanco mai di rivedere (e che sono contento conoscano in pochi), oppure perchè Billy il pelato è un grande musicista anche per me (1979 è sostanzialmente la mia adolescenza).
    O forse perchè abito a 2 passi da Venezia e non mi dispiacerebbe fare 4 chiacchere con te vis-à-vis?

    P.S. Spero di non averti rovinato la bio con questo post ; )

    • Starla scrive:

      Nessuno rovina niente qui. Benvenuto Antonio! Purtroppo sto scrivendo poco in questo periodo. Ti consiglio la categoria AMORE: lì ci sono i post migliori. E il secondo purtroppo è questo: ho lasciato Venezia mesi fa per la Toscana. You can never ever leave…

  2. Antonio scrive:

    Hey, sei proprio una viaggiatrice!
    A volte vorrei partire anch’io, come Hesse, per un pellegrinaggio d’autunno, ma non trovo mai il coraggio di farlo.
    Grazie per il consiglio, ti leggerò volentieri.
    Buon viaggio (perchè non credo ti fermerai, vero?) ; )

  3. Antonio scrive:

    E mi sa che quando vedrai la vera civiltà… vorrai restare la.
    Tutto poi dipende dalle relazioni che riesci a tessere nei vari luoghi: prima o dopo potrebbe arrivarne una ad inchiodarti definitivamente, a meno che non si sia refrattari a certi stimoli (o si sia addomesticata per bene la proria intelligenza emotiva).
    Si dice sempre che sia il viaggio a contare realmente: io invece penso che siano le persone a fare sempre e comunque la differenza (nonostante la retraite sia effettivamente un’esigenza dello spirito e il ritiro dal “consorzio umano” sia a volte la cosa più agognabile di questo mondo).

  4. Antonio scrive:

    Posso permettermi di chiederti cosa fai di bello che ti permette di girare così per il mondo e come mai hai scelto la Toscana per stabilirti?
    E’ la tua terra natale?

    • Starla scrive:

      Un po’ di questo e un po’ di quello. La mia terra natale è Venezia e solo Venezia. Ma questo non significa che sia un’isola felice. Le isole felici sono solo quelle di Thomas More.

  5. Antonio scrive:

    Venezia è un bel crogiuolo di arte/cultura/spettacolo, ma è anche una città particolare da vivere: se non ti sai adattare ai suoi ritmi e alle sue situazioni… ti puoi realmente sentire fuori luogo.
    Senza contare che, per una questione di dimensioni fisiche, non ha lo stesso respiro delle grandi capitali auropee o delle altre grandi città italiane.
    Alla fine credo che l’Utopia di More sia effettivamente tale, oppure ogni città può essere l’agognata Utopia: credo dipenda dalle persone più che dalle cose.
    Comunque, essendo Venezia la tua terra natale, credo ci ritornerai prima o dopo, e magari avremo l’opportunità di fare 4 chiacchere.
    Nel frattempo… bona vita (come si diceva in un film di fantascienza di serie B) e buona “ricerca”.

  6. Starla scrive:

    Anche a te. Buon tutto :)

  7. Sandro scrive:

    wow! una delle migliori bio di una blogger che ho mai letto.

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