Il Pinkwashing delle olimpiadi

Laurie Penny

Due cose non si possono negare

Primo: la Russia non è un Paese gay friendly.

Secondo: L’attivismo improvviso contro la Russia in difesa dei diritti dei gay è un caso di isteria collettiva. Per questo tipo di falsa simpatia verso i gay gli attivisti lgbt usano la parola pinkwashing, l’attivismo di facciata o da social network: è il caso della difesa schizofrenica e improvvisa dei diritti dei gay in Russia.

La Russia non è  il paradiso per i gay, non ci sono dubbi. Vedo con favore ogni tipo di manifestazione contro l’omofobia: il mio attivismo risale  alle elementari. Ma essere gay in Russia non è un reato punibile con la morte come in Iran o come in 38 stati africani (Cameroun, Nigeria,Uganda)  o in Iran, Mauritania, Sudan, Emirati arabi uniti, Yemen, Arabia Saudita. O con i lavori forzati come nella simpatica Giamaica, che tra un tiro di cannone e un raggamuffin, condanna i gay a dieci anni di lavori forzati. La lista dei Paesi dove essere gay è reato è lunga e comprende anche India, Antigua, Barbados, Grenada, Trinidad Malesia, Singapore Tobago e in Guyana. In Russia essere gay non costituisce reato. E’ reato fare propaganda a favore degli omosessuali e organizzare gay pride: una legge oscena, conservatrice, odiosa e discriminante. Ma mai quanto quella che impedisce alle donne di guidare negli Emirati Arabi. E di manifestazioni a favore dei diritti dei gay e delle donne negli Emirati Arabi non mi è giunta voce.

La televisione italiana ha deciso di non mandare in onda le olimpiadi di Sochi per protesta. I miei amici olandesi, invece, i giochi li stanno seguendo eccome, compresa quella ragazza che avrà un figlio da due gay (sposati of course). Non credo che l’Italia abbia molto da insegnare in tema di modernità e rispetto dei diritti umani, dato che non siamo nemmeno riusciti ad avere quei Pacs che nella cattolica Francia hanno valore dagli anni ’80.

Per questo è stato bello stamattina leggere quest’articolo di Laurie Penny, una femminista (termine da leggersi in chiave moderna) londinese. Lo trovate sull’Internazionale di venerdì 21 febbraio.

http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=53620:l-omofobia-non-c-e-solo-in-russia-l-penny

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